L’ISTITUTO PALAZZOLO

Don Luigi Palazzolo e Suor Teresa Gabrieli fondano la congregazione delle Suore delle Poverelle nel 1869 nella città di Bergamo, il loro operato e le evoluzioni intercorse negli anni, portano alla realizzazione di numerosi e molteplici istituti, opere e attività, dedite all’aiuto del prossimo.

Presso la città di Bergamo si trova la casa generale della congregazione e in diverse province, sia italiane che straniere, sono istituite le case provinciali da cui dipendono gli istituti filiali, sedi dei diversi servizi che l’istituto Palazzolo coordina e offre al pubblico.

“Carisma” significa un dono che Dio fa ad una persona per il bene comune, un  modo particolare di guardare alla vita, agli altri, al mondo; così il carisma del Beato Palazzolo è l’elemento originario e fondante dello stile di accoglienza caratteristico delle Suore delle Poverelle, che lo esercitano e lo trasmettono nelle opere di cui si occupano.

La missione carismatica, esercitata dai fondatori della congregazione e trasmessa alle Suore delle Poverelle, perché ne facciano memoria e la attualizzino, storicizzandola nel loro tempo e nel loro servizio agli altri, si può ritrovare nelle seguenti note:

  • Amare il povero come Gesù CristoIl “povero” non è considerato come colui che è sprovvisto di mezzi di sussistenza, ma come la persona che è carente, che ha bisogno, che necessita di aiuto; nella nostra epoca è ormai appurato che le povertà umane siano molte: affettive, relazionali, valoriali, familiari,… Ogni servizio palazzoliano è rivolto ad accogliere e prendersi cura di questi poveri, ed è fortemente impegnato a dire che ogni persona ha un valore immenso perché è fatta a immagine e somiglianza di Dio ed è amata da Gesù Cristo.
  • Preferire i più poveri e abbandonatiScriveva il Beato Palazzolo “Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri,  perché dove altri provvede lo fa assai meglio di quello che io potrei fare, ma  dove altri non può giungere, cerco di fare qualcosa io, così come posso”.  L’unico criterio posto dal Palazzolo è questo, di preferire i più poveri e abbandonati, quelli di cui altri non si fanno carico. L’attuazione di questo  mandato è incarnato dalle Suore delle Poverelle nella continua rispondenza ai  nuovi bisogni sociali emergenti, nella capacità di accogliere le nuove  espressioni del medesimo bisogno e di provvedervi attualizzando le risposte  necessarie nel tempo e nello spazio in cui si trovano.

  • Amare tutto l’uomo, in modo concreto e personalePrima di aver bisogno di assistenza, gli uomini, hanno bisogno di essere amati  e stimati, indipendentemente dai loro errori e dalle loro colpe. I fondatori  traducevano questa convinzione nell’impegno a conoscere a fondo i bisogni delle  persone di cui si prendevano cura e a capire il loro mondo; questo obiettivo è  centrale anche oggi, nella pratica del servizio che le comunità di accoglienza  del Palazzolo offrono al prossimo. Nelle scelte operative, nelle decisioni  professionali, nella formulazione dei progetti, in ogni gesto del nostro agire,  scegliamo di porci dal punto di vista della persona, nella convinzione che  questa è la sola strada per promuovere una cultura in grado di far crescere e  promuovere ogni uomo.
  • Vivere uno spirito di famigliaLe case del Palazzolo sono luoghi di vita sul modello della famiglia patriarcale dove ogni persona ha un ruolo insostituibile ed unico, indipendentemente dall’essere suora o laico, operatore o persona in difficoltà, ognuno assiste l’altro, lo completa, lo sorregge, lo accoglie. Oggi vivere lo spirito di famiglia, significa scegliere la fatica della quotidianità, del comprendersi e del comprendere; significa responsabilizzarsi in prima persona per il bene dell’intera famiglia, perché essa cresca e diventi luogo di fraternità.
  • Servire i poveri da poveri, avvolgersi tra i poveriStare dalla parte di chi ha bisogno, significa, sostanzialmente, conoscere e condividere la loro vita, i disagi, le fatiche, le speranze, l ’emarginazione… Analizzare nel nostro tempo questo mandato, significa sentirsi alla pari con ogni uomo, nella volontà di creare relazioni di amicizia partendo dal vissuto e dalle aspettative dell’altro. Per realizzare tale incontro è indispensabile porsi in ascolto dell’altro, accoglierlo, farsene carico, farsi “prossimo”.
  • Affidarsi alla provvidenzaAffidarsi alla provvidenza nel senso palazzoliano vuol dire impegnarsi a  cogliere e utilizzare tutte le opportunità che la vita e le circostanze possono  offrire, senza preclusioni, ma con grande attenzione per scegliere sempre ciò  che porta al bene. Ci si affida alla provvidenza perché si sa di essere comunque limitati, di non essere onnipotenti nel rispondere a tutti i bisogni o nel risolvere ogni difficoltà. Ma è un senso di limite che, anziché portare a scoraggiamento e pessimismo, porta ad osare umilmente e coraggiosamente quello che con le sole nostre forze sarebbe temerario affrontare. Il senso della provvidenza fa accettare con serenità e incrollabile speranza le difficoltà della vita, gli insuccessi, le precarietà; ma fa anche affrontare con decisione le situazioni in cui occorre far  rispettare la giustizia.
  • Lavorare in comunione con la ChiesaIl senso di appartenenza alla Chiesa universale e locale, la partecipazione attiva  alla vita della comunità cristiana in cui ci troviamo, favorisce e completa l’incarnazione nel territorio e nella comunità locale. Stare dalla parte dei più piccoli e più deboli dell’umanità, fa conoscere la dimensione più intima e insieme più universale della realtà umana, offrendoci chiavi di lettura preziose e insostituibili.

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