Don Luigi Palazzolo

Luigi M. Palazzolo nasce a Bergamo in una famiglia benestante, il 10 dicembre 1827. Fin da bambino esprime una grandissima sensibilità verso i più poveri.

Pur possedendo ricchezze materiali e di affetto, nella sua giovinezza Luigi sperimenta anche il dolore perché a dieci anni perde il papà e a ventitré il fratello Aquilino, l’ultimo che gli era rimasto.

La vocazione sacerdotale cresce praticamente con lui. Studia in seminario come alunno esterno e il 23 giugno 1850 riceve l’Ordinazione Sacerdotale.

Avendo una posizione sociale che gli garantisce sicurezza economica, potrebbe dedicarsi ad un ministero sacerdotale tranquillo e gratificante e, cosa più importante, potrebbe continuare a vivere nel suo agiato contesto di famiglia benestante.

Don Luigi sceglie invece di spendere a piene mani il suo entusiasmo di giovane sacerdote nell’oratorio della Foppa, un vicolo periferico e poverissimo della città dove, appena morta la mamma, egli trasferisce definitivamente anche la sua abitazione, deciso a “fare famiglia con i poveri”.

Da questo momento in poi, è un continuo aprirsi a sempre nuove situazioni di bisogno: bambini orfani abbandonati e a volte perfino venduti dai parenti, ragazze sfruttate nelle filande, famiglie numerose e poverissime, malati poveri impossibilitati ad accedere alle cure dell’ospedale, giovani e adulti analfabeti…

 

Il programma operativo che a poco a poco si delinea, si condensa in una sua famosa frase forte ed efficace:

“Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri
provvede lo fa assai meglio di quello che io potrei fare, ma dove altri non può
giungere cerco di fare qualcosa io così come posso”.

Il Palazzolo è uomo di intelligenza vivace e creativa, volontà tenace nel bene, con una accentuata capacità di rischiare, unita a grande equilibrio. Verso i più poveri e i piccoli ha attenzioni concrete e delicate, quasi materne. Le iniziative di carità gli si moltiplicano tra le mani. Ai numerosi collaboratori che via via coinvolge, raccomanda insistentemente:

“Occorre umiltà e semplicità. L’umiltà toglie ogni timore e invita
chiunque ha bisogno ad entrare… La semplicità dà ai poveri sicurezza ad
aprire il cuore e versare tutte le loro amarezze”.

Insieme all’umiltà e alla semplicità, il Palazzolo è un grande seminatore di gioia, che lui esprime volentieri nel “far festa” e nel sano divertimento.

L’amore verso i più poveri che trabocca dal cuore e dalla vita di Don Luigi, sgorga spontaneamente dalla sua quotidiana scoperta e contemplazione dell’amore di un “Dio Padre amabile infinito” che si è reso visibile a noi in “Gesù che muore ignudo sulla croce” .

Don Luigi vive in modo forte questa esperienza contemplativa nel luglio 1869, durante un corso di Esercizi Spirituali a Roma. Da quel momento egli si fa discepolo dell’Amore-Crocifisso in una coerenza di vita senza riserve: infatti si fa povero, poverissimo, spogliandosi di ogni suo avere per i poveri, e lo fa secondo lo stile di Gesù, ponendosi a servizio degli ultimi, condividendo nella semplicità e concretezza del quotidiano le fatiche e le speranze dei poveri.

Incontro davvero fortunato e guidato dalla Provvidenza è, invece, quello con Teresa Gabrieli, una giovane maestra indicatagli dal suo direttore spirituale come donna di grande virtù, saggezza e sensibilità verso i poveri. A lei il Palazzolo propone di condividere la sua avventura di carità.

Luigi Maria Palazzolo muore il 15 giugno 1886, lasciando in eredità a madre Teresa Gabrieli una grande famiglia di poveri da servire e da amare. Viene dichiarato “beato” dal suo conterraneo ed estimatore papa Giovanni XXIII il 19 marzo 1963.

Condividi con i tuoi amici!

Share to Facebook
Share to Google Buzz
Share to Google Plus